martedì 18 ottobre 2011

ACAB

“A Valle Giulia, ieri
si è così avuto un frammento
di lotta di classe: e voi amici
(benché dalla parte della ragione)
eravate i ricchi.
Mentre i poliziotti (che erano dalla parte
del torto) erano i poveri.
Bella vittoria, dunque,
la vostra! In questi casi
ai poliziotti si danno i fiori, amici. “
P. Pasolini

FIERO DI ESSERE UN ACAB

ACAB ... leggo questa scritta stamani mattina mentre mi reco al lavoro ... lì per lì non le darei molta importanza se non fossi colpito dal posto in cui è tracciata: un cartello che avverte dei possibili controlli sulla velocità. Il tratto di strada è uno di quelli particolarmente a rischio e su cui tali controlli sono perfettamente legittimi, anche alla luce di tutte le nuove disposizioni. Poi mi assale uno scossone, il torpore del primo mattino sparisce veloce e mi rendo conto che la vernice (nera) è apparsa oggi 18 Ottobre, esattamente due giorni dopo la follia barbarica del sacco di Roma. Coincidenza? Forse, ma dopo 23 anni sulle strade non ci credo quasi più. Mi viene più da pensare alla stupidità demagogica di chi si sente autorizzato da quanto accaduto a sfogare i propri demenziali istinti repressi ( e la propria invereconda codardia). E mi rendo ancor più conto se mai ce ne fosse stato ancor bisogno (ma la speranza è sempre l'ultima a morire) di essere un bersaglio (facile), un capro espiatorio, uno riconoscibile sempre e comunque (e fiero di questo). Uno sempre sotto la lente di ingrandimento dei soliti furbetti e saccenti di turno che devono ritenere la loro democrazia sempre migliore di quella altrui, che non accettano regole o che se le accettano lo fanno con ipocrisia, pronti a lanciare domani il “sasso” e nascondere la mano. Io so che ogni mio errore, sia minimo che grande, verrà passato alla lente d'ingrandimento e i soliti savonarola saranno pronti a pubblici roghi di piazza, spesso neppure sapendo di cosa parlano. Ma so altrettanto bene che quella scritta, resterà impunita, che i suoi autori mai pagheranno anche se identificati e che la maggior parte di coloro che transitano leggendola, ammiccheranno e in molti casi solidarizzeranno. E' ormai costume comune, appena si vede una divisa, specie la mia, che fa rispettare davvero tutte le regole, soprattutto quelle di buona educazione e civiltà, provare un senso di insofferenza e mettere subito, e a prescindere, in discussione l'operato della sua autorità. E allora mi sveglio nel mattino freddo e sconsolato vedo un paese fatto di piccoli rancori e personalismi, che cova una violenza cieca, senza coraggio, che per maturare e protestare nel modo giusto, per ottenere senza pretendere, per cacciare i disonesti con la forza delle regole e dell'esempio ha ancora tanta strada da fare. Così rimango solo con la mia divisa da “acab” comunque fiero d'indossarla, se pur molto indignato con la casta e con il popolo, con i miei errori e la mia umanità, senza pretesa di perfezione, ma con la speranza che un piccolo seme di legalità possa germogliare sempre più e sconfiggere malcostume, barbarie e stupidità.

Filippo Fusi
Comandante Polizia Municipale Bagno a Ripoli

martedì 20 settembre 2011

STRISCE PEDONALI

Trovo molto utile quanto affermato in merito al concetto di omicidio stradale dal comandante Filippo Fusi. Approfondire tali tematiche in modo rigoroso, ma al contempo fuori dai denti aiuta la riflessione.

Dico subito che mi trovo d'accordo con il concetto di omicidio stradale, ma che al contempo nutro dei seri dubbi, non sul comandante scrivente, ma su come la classe politica soventemente applica e soprattutto scrive le nuove norme. Ossia si parte bene nelle intenzioni e si finisce con scrivere male le norme.

Procedo con un esempio: le modifiche al codice della strada relative al pedone ed alle strisce. L'art. 190 stabilisce in merito al comportamento dei pedoni al comma 2 che: "per attraversare la carreggiata devono servirsi degli attraversamenti pedonali... Quando questi non esistono, o distano più di cento metri... possono attraversare la carreggiata solo in senso perpendicolare, con l'attenzione necessaria..." .
Il terzo e quarto comma prevedono inoltre che il pedone non può attraversare la strada in diagonale e non può sostare sugli attraversamenti.

L'art. 191, che è stato pesantemente modificato l'anno scorso, prevede un radicale cambio di rotta comportamentale del conducente nei confronti del pedone. Ora il conducente ha l 'obbligo di fermarsi sulle strisce e deve dare la precedenza quando il pedone si accinge ad attraversare. In più al pedone sono consentiti altri comportamenti che collidono con l'articolo precedente.
Il comma 2 dell'art. 191 recita che il pedone sulle strade sprovviste di attraversamenti se hanno già iniziato ad attraversare devono poter concludere in sicurezza. Il comma 3 obbliga i conducenti a fermarsi ".quando una persona invalida con ridotte capacità motorie o su carrozzella... o comunque altrimenti riconoscibile, attraversa la carreggiata o si accinge ad attraversarla, e devono comunque prevenire situazioni di pericolo che possano derivare da comportamenti scorretti o maldestri di bambini o di anziani, quando sia ragionevole prevederli in relazione alla situazione di fatto".

Tali norme ad una prima lettura sembrano perfette. Ad una seconda si vede che invece entrano in contraddizione e che soprattutto si prestano a mutevoli interpretazioni che in caso di sinistro portano in automatico al concorso di colpa.

Praticamente un anziano può attraversare dappertutto senza regole. La norma a prima vista è valida ma nella realtà no. Addirittura potrebbe portare ad un aumento del numero dei pedoni anziani investiti per mancanza di chiarezza.

Le eccezioni alle regole creano caos. Se fuori dalle strisce non si dà la precedenza al pedone, non la si dà punto e basta.
Al contrario sulle strisce ci si ferma sempre.

Inoltre sempre per rimanere in tema la norma ora praticamente impone lo stop del conducente sulle strisce e quindi quasi tutte sono posizionate male o dopo gli incroci oppure dietro gli angoli, oppure dopo gli stop senza rispettare i cinque metri di legge.

La sicurezza è una cosa seria e come tale va trattata. Per questo sono d'accordo con il comandante Fusi quando parla di considerare i sinistri stradali alla stregua delle "scene del crimine" in modo da partire con delle rilevazioni serie ed approfondite come purtroppo oggi non avviene.

Solo una maggiore serietà nel trattare l'argomento sicurezza stradale porterà a dei significativi miglioramenti nella riduzione dei sinistri.

Salvatore Calleri

Presidente Fondazione Caponnetto

martedì 30 agosto 2011

Sull'introduzione del nuovo reato di “omicidio stradale”


         In questi giorni è posto al centro dell’attenzione il dibattito circa l'istituzione del reato di omicidio stradale. I “rumors” e le varie prese di posizione (molte anche fuori luogo e di cattivo gusto) su un tema delicato e sensibile quale quello in discussione, mi fanno sentire la necessità, nonostante il riserbo necessario per chi svolge la mia professione, di intervenire, sia pure con la dovuta discrezione e con grande rispetto per tutti coloro che hanno subito un lutto per tale causa, con la consapevolezza che da addetto ai lavori con qualche anno di esperienza alle spalle anche il mio punto di vista può avere un qualche valore.
          In principio, da uomo di legge in prima linea (e, lo ammetto, forse troppo semplicisticamente), ritenevo che il quadro normativo, se correttamente interpretato, fosse sufficiente. Già con la normativa attuale, infatti, se si partisse dalla situazione tragicamente contestualizzata e si mantenesse la necessaria tensione emotiva fin nelle aule di giustizia e se determinati criteri fossero applicati con inflessibilità (ad esempio l'elemento soggettivo quale il dolo eventuale) si potrebbe procedere ad arresto in flagranza in svariate fattispecie e giungere a severe condanne.
             Del resto, anche se già so che i fini giuristi storceranno la bocca, come “giudice di strada” personalmente ritengo che la pericolosità sociale desunta dalla personalità e dal comportamento nelle circostanze del fatto, anche in caso di omicidio per colpa in conseguenza di voluta e cosciente violazione delle norme di circolazione stradale, sia ben configurata per chi commette tale reato, tanto più dal momento che può reiterarlo fin da subito, e che sia quindi legittima l'emissione di provvedimenti di custodia cautelare.
            In Italia (patria della ridondanza giuridica e delle antinomie per eccellenza) applicare con semplicità anglossasone e drasticità teutonica le regole esistenti è impresa ardua, ecco quindi necessitare una fattispecie certa che tolga ogni possibilità di dubbio interpretativo e spunti le armi ai troppi “azzeccagarbugli” che popolano le aule di giustizia.
E allora ben venga il reato qualificato come “omicidio stradale” anche se, da addetto ai lavori, dal basso della mia “praticaccia”, mi permetto di invocare quantomeno alcune certezze che consentano di redigere bene la legge sì che non resti solo un bell'esercizio ermeneutico e sopratutto consentano a noi operatori della strada di avere una vera arma non più caricata a salve, per contrastare tale “calamità”.
         Pertanto :
  • si valuti la possibilità di qualificare la fattispecie di “criminalità stradale” ovvero di identificare tutta una serie di comportamenti ad altissimo rischio commessi alla guida come atti criminali a cui l'ordinamento giuridico (e quindi la collettività) risponda con la massima durezza e con pene rigorose e certe;
  • si inizi finalmente a cambiare mentalità giuridica e ci si approcci agli episodi di criminalità stradale trattando il teatro dell'evento come vera e propria “scena del crimine”, utilizzando quindi tutte le tecniche investigative anche scientifiche necessarie all'accertamento dei fatti. Troppo spesso i reati stradali, vengono ancora considerati “figli di un dio minore” e trattati fin dall'inizio con troppa superficialità. Si pensi alla comune banale spiegazione (che troppo spesso si legge ancora nei verbali) della “perdita di controllo” di un veicolo. Questa è sempre riconducibile a una causa o quantomeno concausa che è necessario e, ad oggi, nella quasi totalità dei casi, possibile, accertare con il massimo scrupolo, attraverso investigazioni, riscontri ed esami specifici. Si pensi ad esempio alla possibilità di ricondurre , appunto, la “perdita di controllo” da parte di un soggetto perfettamente lucido, ad una telefonata in arrivo o in partenza dal suo cellulare non ispezionabile perché andato distrutto nell'urto (attraverso investigazioni specifiche è possibile risalire con certezza a questo evento). Così come è possibile individuare tutta la catena delle responsabilità oggettive, quali progettazioni errate delle sedi stradali, segnaletica insufficente ecc... e perseguire con lo stesso rigore e in concorso con l'eventuale omicida coloro che risulteranno responsabili.
  • Si abbia, quindi, il coraggio di non limitarsi a qualificare “omicidio stradale” solo quello commesso sotto influenza di alcool o sostanze stupefacenti ma, proprio in virtù di questo auspicabile cambio di mentalità, anche tutti quelli commessi in spregio alle regole etiche (in senso strettamente giuridico senza dover scomodare giuspositivisti e giusnaturalisti). Per ottenere questo risultato occorre però produrre un disposto legislativo depurato da ogni emotività, che tenga nel giusto conto le aspettative della pressione popolare e dei familiari delle vittime della strada ma non ne sia condizionato, che esuli dalla “pietas” sbilanciando troppo il concetto giuridico a favore della vittima (troppe volte non si valutano bene e con la dovuta oggettività anche le loro responsabilità). Una legge per poter essere davvero efficace, dovrebbe essere sorda e cieca e basare la sua applicazione solo sui fatti oggettivi (una madre che non assicura il proprio figlio ai sistemi di ritenuta determinandone per effetto di questa condotta scellerata la morte deve essere considerata al di là di ogni “pietas” un'omicida)
  • facciano fino in fondo la propria parte le istituzioni pubbliche, non solo reprimendo ( come è doveroso e necessario ), ma fornendo le situazioni migliori sia ambientali che strutturali, per mettere l'utente in grado di rispettare le regole e prevenire un sì tanto tragico evento. Per rispettare bene le leggi occorre anche essere messi nelle migliori condizioni per farlo. Dovere dell'istituzione pubblica è quindi senza ombra di dubbio anche quello di garantire puntuali e costanti manutenzioni stradali, eliminare tutte le possibili “sacche” di pericolo strutturale, operare per una migliore e sempre più chiara segnaletica, usare tutti i mezzi di comunicazione necessari per “coinvolgere” ed “educare” gli utenti nei processi preventivi e investire correttamente in questi ambiti “tutti” i proventi delle sanzioni stradali. E anche qui si potrebbe scrivere ad oltranza, ma il concetto pare a chi scrive già abbastanza chiaro.
        Senza quindi dilungarmi ulteriormente ritengo che i tempi siano finalmente maturi per l'introduzione del nuovo reato a patto però che l'impianto normativo sia solido e ben ancorato alle esigenze di giustizia e tutela delle parti deboli e soprattutto a condizione che si lavori partendo dalla norma per un radicale cambio di mentalità nell'approccio e nella considerazione della violenza stradale, non solo da parte dell'opinione pubblica ma anche da parte di tutti gli addetti ai lavori e di tutti i soggetti coinvolti. Spero infine che i concetti volutamente forti che ho fin qui espresso producano un dibattito severo su un argomento troppo delicato per essere lasciato alla sola emotività popolare.

                                                                                                           Filippo Fusi
                                                                                  Comandante P.M. di Bagno a Ripoli (FI)