“A Valle Giulia, ieri
si è così avuto un frammento
di lotta di classe: e voi amici
(benché dalla parte della ragione)
eravate i ricchi.
Mentre i poliziotti (che erano dalla parte
del torto) erano i poveri.
Bella vittoria, dunque,
la vostra! In questi casi
ai poliziotti si danno i fiori, amici. “
P. Pasolini
FIERO DI ESSERE UN ACAB
ACAB ... leggo questa scritta stamani mattina mentre mi reco al lavoro ... lì per lì non le darei molta importanza se non fossi colpito dal posto in cui è tracciata: un cartello che avverte dei possibili controlli sulla velocità. Il tratto di strada è uno di quelli particolarmente a rischio e su cui tali controlli sono perfettamente legittimi, anche alla luce di tutte le nuove disposizioni. Poi mi assale uno scossone, il torpore del primo mattino sparisce veloce e mi rendo conto che la vernice (nera) è apparsa oggi 18 Ottobre, esattamente due giorni dopo la follia barbarica del sacco di Roma. Coincidenza? Forse, ma dopo 23 anni sulle strade non ci credo quasi più. Mi viene più da pensare alla stupidità demagogica di chi si sente autorizzato da quanto accaduto a sfogare i propri demenziali istinti repressi ( e la propria invereconda codardia). E mi rendo ancor più conto se mai ce ne fosse stato ancor bisogno (ma la speranza è sempre l'ultima a morire) di essere un bersaglio (facile), un capro espiatorio, uno riconoscibile sempre e comunque (e fiero di questo). Uno sempre sotto la lente di ingrandimento dei soliti furbetti e saccenti di turno che devono ritenere la loro democrazia sempre migliore di quella altrui, che non accettano regole o che se le accettano lo fanno con ipocrisia, pronti a lanciare domani il “sasso” e nascondere la mano. Io so che ogni mio errore, sia minimo che grande, verrà passato alla lente d'ingrandimento e i soliti savonarola saranno pronti a pubblici roghi di piazza, spesso neppure sapendo di cosa parlano. Ma so altrettanto bene che quella scritta, resterà impunita, che i suoi autori mai pagheranno anche se identificati e che la maggior parte di coloro che transitano leggendola, ammiccheranno e in molti casi solidarizzeranno. E' ormai costume comune, appena si vede una divisa, specie la mia, che fa rispettare davvero tutte le regole, soprattutto quelle di buona educazione e civiltà, provare un senso di insofferenza e mettere subito, e a prescindere, in discussione l'operato della sua autorità. E allora mi sveglio nel mattino freddo e sconsolato vedo un paese fatto di piccoli rancori e personalismi, che cova una violenza cieca, senza coraggio, che per maturare e protestare nel modo giusto, per ottenere senza pretendere, per cacciare i disonesti con la forza delle regole e dell'esempio ha ancora tanta strada da fare. Così rimango solo con la mia divisa da “acab” comunque fiero d'indossarla, se pur molto indignato con la casta e con il popolo, con i miei errori e la mia umanità, senza pretesa di perfezione, ma con la speranza che un piccolo seme di legalità possa germogliare sempre più e sconfiggere malcostume, barbarie e stupidità.
Filippo Fusi
Comandante Polizia Municipale Bagno a Ripoli